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In vetta all'Adamello_1945Due foto di montagna, acquistate lo stesso giorno sulla stessa bancarella, ma forse non legate da “vincoli di sangue”. Le fotografie di montagna sono sempre belle, chissà perché. Anche quando ritraggono momenti banali – facilmente replicabili da tutti, intendo dire – in posa con gli sci ai piedi e i monti innevati sullo sfondo, mostrano una luminosità tutta loro. Non sono mai grevi. E’ forse l’aria tersa, forse la felicità di chi sceglie di vivere – in qualsiasi modo – la montagna. La prima fotografia ha qualcosa in più: è una di quelle rare foto nate belle perché baciate da una quantità di fortunose circostanze. I due ragazzi sono belli, sorridenti, palesemente felici.

Colti dallo scatto di un loro compagno in una posa non studiata, in un momento di assoluta Sciatori - Copiaspontaneità. Semplicemente sono lì, in vetta, in maniche di camicia e con l’attrezzatura usata per l’arrampicata. Si vede la neve fioccare e il paesaggio sfuocato sullo sfondo. Uno guarda davanti a sé, di profilo, l’altro è volto verso l’obiettivo e sorride. Ride. Ciò che rende bella la fotografia è in realtà ciò che c’è scritto dietro: “Vetta d’Adamello. Luglio 1945”. A guerra appena finita. L’ho acquistata per questo: perché appena l’ho vista ho immaginato che la festa negli occhi di questi due ragazzi non fosse solo per aver raggiunto la vetta, ma per la riconquistata libertà. Una fotografia-simbolo, insomma, di un’Italia che finalmente vedeva nuovamente la luce.

(Ermis)