L’ho vista in gita la bella Parigi, in questi giorni tragicamente così vicina. Era la gita di terza liceo, quella che consentiva di valicare i confini patrii e di passare una settimana fuori dalla trincea scolastica. Nel mondo. Parigi era il mondo o almeno una parte significativa di mondo per noi studenti di una piccola città di provincia. Era l’aprile del 1986.
Non l’ho più rivista. Poi una sera di qualche anno fa sono incappata in poche foto in vendita su ebay. Foto amatoriali, realizzate da un turista di inizi Novecento, tutte sbiadite, sghembe, commoventi nella loro assoluta banale sincerità. O forse dovrei dire sincera banalità. Non saprei come chiamarla: l’attitudine delle foto a non essere artistiche, a rappresentare il momento vero, perfetto della realtà. Con la gente che passa, le donne col cappello in testa, la cattedrale inquadrata un po’ così, lo zoo, i giardini… Quelle foto avrei potuto scattarle io o qualcun altro, perché non hanno tempo. Le foto sul battello per esempio, sulla Senna, tutte storte, come sempre succede.
Me ne sono innamorata, costavano meno di un cappuccino al bar, le ho acquistate. Ora le riguardo e riconosco alcuni luoghi della mia gita. Riconosco una città bella e luminosa. Una città libera. Mi piace ricordarla così.
(Ermis)