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Vorrei che fosse un difetto della foto ma non è così: il quaderno dell’Unione Italiana dell’Educazione popolare è un inno alla precarietà e all’approssimazione. La carta è fragile e povDSC04667era, tutta piena di tagli e con il disegno in copertina fuori centro. Manco a dirlo – invece che aste,  letterine e pensierini di qualche scolaretto – raccoglie le pene d’amore di un innamorato respinto dei primi del Novecento. Acquistato per caso, con un piccolo lotto di documenti di altra natura giusto per fare cifra tonda, ogni tanto giace sulla libreria bassa che mi fa da comodino. Puntualmente mi addormento…

“Caleidoscopio. Che cosa è la vita? Un caleidoscopio rutilante e pazzo. Quando il primo vagito del neonato annunzia una nuova vitalità, principia l’embrione di chi un giorno sarà un essere definito che porterà il contributo atavico di passioni e di dolori, di verità e di ipocrisie nel caos di assurdità di cui è impastoiato l’atomo cosmico in cui viviamo. Alba e tramonto, parabola di virilità i cui capi si affratelano in sogni puberi e caduchi di speranze e di ricordi …”. Giuro che c’è scritto così. A questo punto già le palpebre si fanno pesanti. Di solito vado avanti di qualche riga sperando in un boccata d’ossigeno.

“Amore, parola arcana e mistica; quanti altari, quante pazzie, quante rivoluzioni scateni in tuo nome. Legge naturale, eredità eterna, nessuno ne è immune. Il misticismo, l’arte, lo scibile, la donna sono i fulcri di questo sentimento che allaccia l’uomo e si trastulla di lui come un vorticoso ciclone con una piuma.” Ronf…zzzzz… ronf. Io chiudo gli occhi, ma lui, l’autore, in realtà veglia. “Questa notte non potevo dormire ed allora mi sono alzato e mi sono affacciato al balcone dal quale dominavo la via ove abito e le adiacenti… Vedevo dalle facciate oscure delle case qualche finestra illuminata, e la mia mente indagava il motivo di quelle luci…Come sono diverse le finestre che brillano di notte!!!”

Non sono mai riuscita ad andare più in là di queste parole. Dico: prima di addormentarmi. Qualche volta da sveglia ho sfogliato la quindicina di pagine fitte giusto per sapere come va a finire. So che dalle stelle il Nostro passa a parlare della morte. “Perché vivere così? Perché godere per pochi istanti la voluttà di baci dati e ricevuti con ardore per poi piombare nella disperazione del ricordo senza speranza? … Meglio allora sarebbe morire tra le braccia dell’essere amato …”. L’essere amato in questione però “dormirà nel suo verginale letto senza un sogno per me, inconsapevole della tragedia che si combatte nell’animo mio. Come la vorrei saper ammalata e sola per poter accorrere al suo capezzale in una veglia amorosa che le facesse comprendere il mio grande Amore!!!”

Eh, be’, no! Questo scarto improvviso non mi è piaciuto. Ammalata e sola per far piacere a te. Per fortuna si rende anche un po’ conto: “E’ egoismo, ma è anche grande Amore.” (Ermis – continua)