Penso. Anzi sono quasi certa che di questo si tratti: di operaie al lavoro durante la Prima Guerra Mondiale nel dinamitificio di Avigliana in Piemonte, a pochi chilometri da Torino. In posa però, non colte nella spontaneità della loro quotidiana occupazione. La foto, pescata nel solito mercatino delle pulci assieme all’altra più sotto, è infatti piena di scarabocchi e istruzioni tecniche. Devo essere incappata nei lacerti dell’archivio di un fotografo professionista e queste devono essere fotografie per un opuscolo di propaganda. Me la immagino così. Leggo dal sito dell’Associazione Amici di Avigliana che lo stabilimento Nobel “per la produzione a ciclo integrale di materiale esplosivo … ha operato in modo continuativo dal 1872 sino al 1965.” Oggi è sede di un ecomu
seo dedicato e “i resti della fabbrica, tuttora esistenti, costituiscono uno degli esempi più rappresentativi di archeologia industriale in Piemonte”. Le due fotografie sono belle, di grande formato, per quanto sciupate e stropicciate. Sono fra le più belle che posseggo. Eppure queste donne impegnate nella “trafilazione [della] polvere”, come si legge sul verso, mi fanno un effetto strano, come di qualcosa di innaturale. So che la guerra è stata anche questo: le donne impiegate nelle fabbriche di munizioni. L’uomo è impegnato nel “tiro al cronografo per collaudo della polvere”. La foto è imperfetta: un po’ mossa, da ritoccare nel condotto cilindrico, negli alberi e nel muro per creare la prospettiva, come si legge dalle note nervose sul verso. La foto è imperfetta, eppure per me più accettabile. Umanamente più accettabile.
(Ermis)
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