Una scelta di vita

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“Galbiate, adi 12 Giugno 1778. Carissimo Nipote, avete fatto un gran torto a vostro Fratello, a vostra Madre, ed alli altri vostri Parenti a non prender da essi consiglio prima di farvi soldato. Se credeste che il mestiere che ora avete scielto sia facile, e abbiate così a godere buon tempo, v’ingannate. Se vi rincresceva star soggetto al Padrone, o lavorare, ora vi converrà andare [a] lavorare il doppio, dormir pocco, far lunghi viaggi sotto l’aqua e la neve, vivere in mezzo a pericoli di morte, e star soggetto a molti padroni, che vi faranno stare a poco pane, a bastonate tante. Guardate che bel cambio avete fatto. Se il farvi soldato fu vera vocazione, supererete in parte queste dificoltà, ma se fu qualche capricio, state fresco. […] Vostro affezionatissimo Zio […]”.

Diamine, ho pensato, quando l’ho letta: ma questa è la mia storia! Cioè, cambiate le cose da cambiare. In una sabato mattina di ripiego, stanca morta per la settimana in trasferta, mi trovo a occuparmi delle solite ultime cartelle di un fondo infinito. Sono a pezzi e fatico a concentrarmi. Sto per alzare bandiera bianca e chiudere tutto, quando l’occhio coglie qualcosa. Poi la lettura si fa improvvisamente attenta. E’ la lettera di uno zio saggio a un nipote sconsiderato. E’ lì, in mezzo a un tripudio di atti notarili di divisioni di beni, e finisco anche per capire il perché. Continua a leggere

My old cabin home

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My old cabin home_a

Here is my Old Cabin Home,
Here is my sister and my brother,
Here lies my wife, the joy of my life,
And my child in the grave with its mother

Le fotografie raccontano storie. Magari solo abbozzate, suggerite nei contorni essenziali eppure compiute nella loro “essenza”. Una storia è una storia: con un inizio, una fine e una parte centrale in cui si snodano gli avvenimenti. E’ un puro accidente ciò che noi cogliamo della storia: un paesaggio, un ambiente, persone, cose, ombre e luci. Anche se nascosta, la storia è sempre lì. Poi c’è un’altra storia, che si intreccia a volte in un modo casuale con l’altra: è una “metastoria”. E’ la storia di quella fotografia: non di ciò che rappresenta e del vissuto dei personaggi colti nel momento dello scatto, ma la storia di come quella singola immagine stampata – il più delle volte spiegazzata, mutila, bistrattata e malconcia – è giunta fino a noi. Continua a leggere

La mia Parigi

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L’ho vista in gita la bella Parigi, in questi giorni tragicamente così vicina. Era la gita di terza liceo, quella che consentiva di valicare i confini patrii e di passare una settimana fuori dalla trincea scolastica. Nel mondo. Parigi era il mondo o almeno una parte significativa di mondo per noi studenti di una piccola città di provincia. Era l’aprile del 1986.

Non l’ho più rivista. Poi una sera di qualche anno fa sono incappata in poche foto in vendita su ebay. Foto amatoriali, realizzate da un turista di inizi Novecento, tutte sbiadite, sghembe, commoventi nella loro assoluta banale sincerità. O forse dovrei dire sincera banalità. Non saprei come chiamarla: l’attitudine delle foto a non essere artistiche, a rappresentare il momento vero, perfetto della realtà. Con la gente che passa, le donne col cappello in testa, la cattedrale inquadrata un po’ così, lo zoo, i giardini… Continua a leggere

La nuova conquista

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Donna araba_1942_rectoL’ho capito solo da poco. Quando frugo nei mercatini in mezzo alle carabattole o mi immergo per lavoro negli archivi io cerco la gioia, al di là delle tristezze e delle brutture della storia. Questa cartolina me la ricordo bene. Mercatino domenicale di piazza Cordusio e viuzze limitrofe. Il solito frugamento con l’amico G. in un paio di scatoloni di una bancarella, centinaia di fotografie alla rinfusa sotto il sole. Foto qualsiasi, un po’ vecchie, un po’ meno. “Qualsiasi” solo per noi ora, mentre hanno rappresentato qualcosa – un ricordo, un pegno d’amore, un affetto – per qualcuno che ora non è più. Me ne vado insoddisfatta, senza aver trovato nulla che mi colpisca. Nulla tranne questa foto di regime che acquisto, assieme a poco altro, per dare un senso alla mattinata. In realtà la fotografia mi ha “preso”. Ho visto qualcosa: la gioia innocente e una storia. Continua a leggere

Gli uomini… che mascalzoni!

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Se non fosse per quella data in calce – 15 agosto 1459 -, la data del provvedimento preso dalle autorità, la storia non sembrerebbe poi così “lontana”. E’ solo una piccola storia ignobile, come direbbe un celebre cantautore, e certo non valeva la pena di scomodare l'”Illustrissimo et Gracioso Principe”. Ma tant’è, Margherita era affranta e voleva giustizia, e così aveva avanzato la supplica. La storia – così bella nel suo affastellarsi di frasi che s’attorcigliano l’una all’altra con mille anacoluti – l’ho trovata durante l’inventariazione del fondo “Potenze sovrane e altre voci”, parte del Carteggio visconteo-sforzesco conservato in Archivio di Stato a Milano. Per la precisione nella b. 1587. La trascrivo così com’è. Continua a leggere

In vetta all’Adamello

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In vetta all'Adamello_1945Due foto di montagna, acquistate lo stesso giorno sulla stessa bancarella, ma forse non legate da “vincoli di sangue”. Le fotografie di montagna sono sempre belle, chissà perché. Anche quando ritraggono momenti banali – facilmente replicabili da tutti, intendo dire – in posa con gli sci ai piedi e i monti innevati sullo sfondo, mostrano una luminosità tutta loro. Non sono mai grevi. E’ forse l’aria tersa, forse la felicità di chi sceglie di vivere – in qualsiasi modo – la montagna. La prima fotografia ha qualcosa in più: è una di quelle rare foto nate belle perché baciate da una quantità di fortunose circostanze. I due ragazzi sono belli, sorridenti, palesemente felici. Continua a leggere

Incisioni

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Autopsia_giugno_1903Questa me la sono rigirata un po’ fra le mani prima di postarla. Passata l’iniziale impressione, la rimiro come si fa con un quadro particolare, bello di una singolare bellezza un po’ sinistra. Sarà per il color seppia, sarà per l’essenzialità degli arredi, o per la rigidità plastica del cadavere. Credo sia una fotografia rara, se non altro perché recuperata nel solito mercatino in mezzo ad altre cianfrusaglie. Una fotografia privata, di qualcuno che davvero lì ci lavorava. Sul verso, infatti, in bella grafia si legge “Nella sala incisoria dell’Istituto d’anatomia di Roma, nel giugno del 1903”. Un patologo dunque, un medico che esegue le autopsie e che si è fatto immortalare nel corso della propria quotidiana attività. Continua a leggere

Tutti a scuola!

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Scolaresca_1Non le cerco apposta. Le fotografie di scuola si trovano dappertutto. Se c’è una tipologia di foto pressoché universale è questa. Tuttavia, quando ne trovo qualcuna la osservo con attenzione. A maggior ragione se risale ai primi del ‘900. Ho negli occhi quelle che ritraggono mio nonno e mia nonna bambini in un paesino della Sardegna: una montagna di ragazzetti impilati uno sull’altro in fila, i primi seduti, gli ultimi in fondo issati vai a sapere su cosa, vestiti come viene, spesso con stracci. Qualcuno scalzo in prima fila, nonoScolaresca_2stante l’inverno. E su tutto un odore di miseria da rimanere pietrificati. Quando una foto di scuola mi colpisce probabilmente è perché rivedo quelle dei miei nonni e provo le stesse sensazioni: un certo disagio e una pena infinita. Continua a leggere

I resti degli eroi della Grande Guerra tornano a Milano

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Resti dei caduti della Grande Guerra a Milano_2Queste fotografie non è stato difficile trovarle. Altro mercatino, più “pettinato”, un po’ esclusivo, fatto di anziani che si conoscono da una vita, scambiano e vendono memorie della “buonanima” e se non sei del giro ti guardano in cagnesco. Quando ci sono andata da sola mi sono sentita a disagio. In compagnia tra una chiacchiera e l’altra adocchio su un banchetto in bella vista un vecchio reportage. Sono più delle due foto che ho acquistato ma non posso permettermele tutte. Prendo quelle che costano meno e che, forse per chi le vende, sono meno belle e di valore delle altre, che presentano alcuni piani ravvicinati. Invece no: per paradosso le più belle, le più commoventi sono queste. Queste che sono corali. Che sia una cerimonia ufficiale è evidente. Che sia una memoria patriottica pure. Le foto sono tutte montate su un cartoncino con due fori in alto in cui passa un bindellino tricolore e sono numerate e datate: 2 settembre 1923. Continua a leggere

Al lavoro nel dinamitificio Nobel di Avigliana

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Operaie al lavoro nel dinamitificio NobelPenso. Anzi sono quasi certa che di questo si tratti: di operaie al lavoro durante la Prima Guerra Mondiale nel dinamitificio di Avigliana in Piemonte, a pochi chilometri da Torino. In posa però, non colte nella spontaneità della loro quotidiana occupazione. La foto, pescata nel solito mercatino delle pulci assieme all’altra più sotto, è infatti piena di scarabocchi e istruzioni tecniche. Devo essere incappata nei lacerti dell’archivio di un fotografo professionista e queste devono essere fotografie per un opuscolo di propaganda. Me la immagino così. Leggo dal sito dell’Associazione Amici di Avigliana che lo stabilimento Nobel “per la produzione a ciclo integrale di materiale esplosivo … ha operato in modo continuativo dal 1872 sino al 1965.” Continua a leggere